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Il magazzino dei pescatori
Visitando Montecristo nel luglio di quest’anno sono rimasto sorpreso dal degrado dell’isola che ad ogni modo incanta per la sua bellezza. In particolare appena sbarcati ci aspettava il magazzino dei pescatori adagiato ai limiti dell’arenile quasi sotto la pinetina. Attorno alla piccola costruzione, più volte modificata negli ultimi cinquanta anni, c’erano tronchi di albero, tavole con grossi chiodi arrugginiti ed altri rottami.
All’interno c’era distruzione e desolazione. Le porte era semiaperta e sgangherata. Quanta tristezza nel mio cuore e quanti ricordi di vita vissuta sull’isola negli anni precedenti quando, ancora bambino e più tardi ragazzo, giocavo fra gli scogli davanti il magazzino e al piccolo scalo. I miei genitori, Silverio e Annunziata Sandolo, venivano invitata da Francesco e Bastiana, gli amici guardiani di Montecristo. Era il periodo estivo e spesso passavamo le serate a cenare e a chiacchierare, assieme alle altre famiglie, nella piazzetta davanti la casa dei guardiani, oggi Museo Storico-Naturalistico. Tutta la mia famiglia dormiva nel magazzino, su alcune brandine messe fra le reti da pesca e le cime per gli ancoraggi. Mio padre andava a pescare con il Sant’Emiliano presso l’Africhella e la sera rientrava con ogni tipo di pesce. Assieme a noi pescava anche Giovannino Sandolo, suo cugino, con la propria barca.
Il magazzino-abitazione era sufficientemente confortevole e tutti si viveva in un’atmosfera amichevole e di grande collaborazione. I guardiani ci assistevano soprattutto in caso di bisogno e ci erano molto vicini. I pescatori spesso li ringraziavano e davano loro del pesce fresco. Si ricordavano le loro preghiere ai Sovrani di Casa Savoia e il loro impegno nel far costruire l’immobile assegnato sia per le attrezzature che per poter ospitare le mogli e i figli dei pescatori. La regina Elena era molto contenta della continua presenza dei pescatori sull’isola e volle assumere uno di essi, Stefano Sandolo, come marinaio sul proprio yacht Jelena.
Stefano andava a pesca, al mattino, con Elena e Vittorio Emanuele mentre nel pomeriggio e alla sera ritornava nel suo magazzino per riparare le reti e per cucinare. Curava con molta attenzione il magazzino che negli anni successivi fu assegnato a lui e a tutti gli altri pescatori, che potevano ospitare le loro famiglie e vivere la loro vita come se fosse la propria casa.
Mi sovvengono le immagini del 1942-43 quando assieme a mio cugino Peppino Vitiello ci arrampicavamo sul viottolo andando a caccia di conigli selvatici che spesso vedevamo ma mai fummo capaci di prendere. I ricordi vanno soprattutto a quel periodo quando la mia famiglia passò più volte alcune settimane sull’isola. Mio padre era militare della Regia Marina prestando servizio al fanale di Montecristo. Alcune famiglie di pescatori vivevano nel magazzino e i ragazzi passavano gioiosamente la loro vita giocando fra felci giganti e pini enormi, guardati a distanza dalle capre selvatiche. Le donne tenevano pulito e ordinato il cortiletto e la mattina curavano il giardino vicino mentre nel tardo pomeriggio curavano l’orto assieme a Margherita, considerata “l’Angelo di Montecristo”.

I pescatori si sentivano a casa loro e il magazzino era come una piccola reggia in quell’ambiente naturale e incontaminato. Poi la guerra e gli eventi voluti dall’uomo con le sue istituzioni hanno cambiato la situazione portando Montecristo verso il caos prima e verso “l’ordine” dopo, dove non c’era più posto per i pescatori. Successivamente spesso si è parlato del magazzino dei pescatori e si sono fatti continui interventi di “miglioramento” specialmente nel periodo dello Yachting Club. In questi primi anni del 2000 taluni “tecnici”, fortunatamente pochi, hanno spesso preteso di abbattere completamente l’immobile decadente e distrutto in quanto deturpava l’ambiente dimenticando che avrebbe dovuto essere considerato una immagine storica di grande valore assieme alla ex villa reale, memoria di un passato di sacrifici ma anche testimonianza di tanto amore e profonda riconoscenza verso le classi più umili, impegnate a costruirsi un avvenire migliore.

Mentre ero sulla nave che si allontanava dal porticciolo ho guardato ancora il magazzino. L’immagine era trasfigurata e riviveva nella mia mente il magazzino-abitazione circondato da fiori e tenuto in ordine dalle donne. Ho sorriso ancora rivedendo la regina Elena e Vittorio Emanuele parlare con i pescatori nel cortile, prima di incamminarsi verso la loro villa. La visone era meravigliosa. Il risveglio verso la realtà è stato duro ma avevo tanta speranza nel cuore. Mi auguravo nuovi interventi di miglioramento tesi a riportare il magazzino all’antico splendore. Sono ripartito da Montecristo nel tardo pomeriggio portando tanto strazio nel mio animo e l’ingratitudine di chi non ha saputo riconoscere e riaffermare, almeno sino ad oggi, i grandi valori che la storia di Montecristo esprime.
Marina di Campo, 24 ottobre 2008





